Vi sembrerà di vivere in un fumetto!
Ogni suite è a tema ed ha il nome di un personaggio: dallo storico e onirico Little Nemo passando per Tin Tin, Spiderman, Zio Paperone, Corto Maltese, Spirit si arriva fino all’allucinante Dylan Dog. Questi fantastici eroi sono rappresentati su raffinate tele che arredano mirabilmente i vari ambienti.
Le camere offrono tutti i comfort alberghieri: bagno interno con doccia, climatizzazione, riscaldamento autonomo, frigo bar, tv e telefono.
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Spiderman
Cosa significa essere ricchi? Possedere l’introvabile e immortale numero 15 di Amazing Fantasy su cui appare per la prima volta Spiderman per mano di Stan Lee e Steve Ditko. Da allora (sono trascorsi più di quarant’anni) il nostro “supereroe con super problemi” fa la fortuna della Marvel, la più grande casa editrice di fumetti. Spidey ha sedotto intere generazioni con la sua arma fantastica: la tela; il suo motto poi, “dai grandi poteri derivano grandi responsabilità” dovrebbe essere affisso in tutti gli uffici e ministeri del mondo. Lee vuole la realtà dietro il suo personaggio, il suo è un eroe ragazzo non adulto. Il costume che indossa è integrale, rimangono visibili solo gli occhi, così tutti possono identificarsi in lui. Peter Parker, il nome di Spiderman da borghese, è un po’ eroe ed un po’ perdente, un vincitore che conosce il significato amaro della vita, un adolescente con certezze e confusioni, un adorabile burlone. Un secchione del liceo che si è fatto da solo ed è riuscito a diventare fotoreporter-scienziato-marito di una modella partendo da umili origini. Spiderman non ha mai pensato di essere infallibile, sa che non basta possedere dei superpoteri per sentirsi il padrone del mondo. Piuttosto, di fronte ai suoi dilemmi trova uno sfogo nelle nuove meraviglie che i superpoteri offrono al suo corpo.
Little Nemo
Il 15 ottobre del 1905, all’interno della colorata
tavola domenicale a fumetti del New York Herald, per
mano di Windsor McCay esordiva il personaggio di Little
Nemo: uno tra i più importanti
della storia del fumetto, destinato a diventare un’icona dell’arte
sequenziale facilmente riconoscibile anche al di fuori
dell’ambito
degli appassionati. Little Nemo è un bambino americano intorno
ai cinque anni che intraprende ogni notte – per il lettore si trattava
di ogni settimana – straordinarie
avventure, incontri fantastici e viaggi che sconfinano
nell’impossibile.
Inevitabilmente, nell’ultima vignetta della tavola, si sveglia
per qualche motivo: la classica caduta dal letto, la
voce dei parenti che lo chiamano, la luce del mattino,
la cena pesante, una forte emozione che lo spaventa
oppure Flip col suo cappello arrecante la scritta “svegliati”.
Lo scopo di Nemo è quello di rispondere al richiamo della principessa
di Slumberland “il più meraviglioso posto del cielo” che,
attraverso gli ordini di suo padre re Morfeo, invia
vari mostri ed emissari per condurlo a corte. Occorreranno
20 settimane al nostro viaggiatore onirico per approdare
nel regno di re Morfeo e altre 20 per essere ammesso
alla presenza della principessa che tanto lo desidera.
A questo punto le avventure di Nemo diventano prodigiose
e con sempre nuovi amici compie imprese precocemente
psichedeliche. D’altronde,
da colui che porta un nome così evocativo, indissolubilmente legato
al viaggio e alla scoperta (nemo: in latino “nessuno”, nome
scelto da Ulisse e dal capitano di Julius Verne), non
potevamo non attenderci le mirabolanti imprese che
lo hanno consacrato come uno dei principali protagonisti
della storia del fumetto.
Corto Maltese
Hugo Pratt realizza la prima storia di Corto Maltese,
"Una ballata del mare salato", nel 1967. Il lettore comprende subito di
non trovarsi di fronte al classico eroe dei fumetti: il protagonista
si fa vedere a storia già iniziata con polsi e caviglie legati
alla più rudimentale delle imbarcazioni, completamente in balia
del mare. È subito evidente che per il marinaio con l’orecchino
eroismo non significa riuscire a vincere, farcela sempre da solo contro
tutti, aver ragione del mondo e imporre le proprie leggi. Corto minimizza
il senso di ogni vittoria e di ogni sconfitta e impone la propria personalità,
il proprio fascino. È il protagonista dell’attesa, degli
appuntamenti mancati, delle scommesse vinte e non riscosse, degli amori
rimpianti. L’aplomb del Maltese è il risultato della sua
cultura, del suo girovagare per il mondo, della sua voglia di giocare
e farsi guidare dal destino.
Ciò che affascina della figura di Corto è l’imperturbabilità di fronte gli eventi che lo vedono più spettatore che protagonista, sembra quasi che conosca lo spirito che muove l’animo umano e che quindi non si sorprenda degli eventi. Corto Maltese è più di un semplice fumetto, negli anni è divenuto l’archetipo dell’avventuriero romantico, in lui c’è il desiderio di Pratt di inseguire il fantastico mondo dell’avventura e di abbracciarlo con eleganza, sensibilità e sorriso beffardo.
Ciò che affascina della figura di Corto è l’imperturbabilità di fronte gli eventi che lo vedono più spettatore che protagonista, sembra quasi che conosca lo spirito che muove l’animo umano e che quindi non si sorprenda degli eventi. Corto Maltese è più di un semplice fumetto, negli anni è divenuto l’archetipo dell’avventuriero romantico, in lui c’è il desiderio di Pratt di inseguire il fantastico mondo dell’avventura e di abbracciarlo con eleganza, sensibilità e sorriso beffardo.
Tin Tin
Per ben capire di chi stiamo parlando, è bene dare qualche dato: le ventitre avventure vissute da Tintin hanno venduto 105 milioni di copie in Francia e più 52 milioni negli altri paesi. Più che un vero campione d’incassi, Tintin è però un simbolo: l’emblema della bande dessinée franco-belga, un personaggio storico dei fumetti apprezzato in ogni angolo del mondo. Il ragazzo col ciuffo è molto conosciuto ma di lui si sa ben poco, un alone di mistero avvolge la sua età, il suo passato, la sua famiglia. Di certo sappiamo che fa il reporter e che ha l’indole dello scout adulto mosso da una curiosità irrefrenabile. Viaggia per il mondo in cerca di avventure, gli piacciono soprattutto le terre esotiche e arriva sulla luna prima del 1969. Hergé, al secolo George Remi, ha creato un personaggio candido, colto e sensibile e lo ha disegnato con ricercata raffinatezza costruendogli intorno storie di intensa vivacità narrativa. Particolare attenzione bisogna dare al segno grafico, Hergé è infatti inventore della “linea chiara” che predilige segni netti e vignette pulite. Spesso, questo grande maestro del fumetto combina personaggi molto iconici con sfondi assai realistici. Questa combinazione detta effetto di mascheratura permette ai lettori di usare una serie di linee per vedere, un’altra serie per essere.
Dylan Dog
Dylan Dog è un ex agente di Scotland Yard che
dal 1986, anno santo del fumetto italiano, indaga in proprio per scacciare
gli incubi più mostruosi delle persone più strane e disperate.
Spesso ci riesce, a volte deve arrendersi al mistero e al ritorno dell’orrore.
Il suo intento è penetrare l’ignoto, vincere la paura dell’irrazionale,
ma in lui non ci sono certezze assolute e sovente dubita del soprannaturale.
Un po’ giallo, un po’ splatter, un po’ horror, questo
fumetto da un milione di copie mensili, tra albi correnti, speciali e
ristampe, ha subito messo d’accordo tutti: un fumetto popolare
e d’autore al contempo. Mistero, donne e simpatia: gli ingredienti
del successo ci sono tutti, se a confezionarli poi, è il geniale
Tiziano Sclavi il risultato è scontato. Lui condisce le storie
con continue citazioni, gioca col lettore e spesso azzarda ciò che
quasi nessun autore fa: prova a prenderlo in castagna, a gabbarlo. Questa
sfida continua è uno
dei segreti del consenso del pubblico. Gli indizi si
possono nascondere dappertutto e il pubblico sa che deve leggere con
grande perizia ogni vignetta: per sconfiggere fantasmi, morti viventi
e forze demoniache bisogna cercare proprio nei meandri più nascosti
della mente..
Zio Paperone
C’è parola più bella di fantastiliardo? Incredibilioni le si avvicina ma non riesce del tutto ad esprimere al contempo tanta fantasia e creatività. Solo il genio “del più grande narratore del novecento”, come amava definire Carl Barks il suo allievo Don Rosa, poteva partorire una locuzione tanto immaginifica e musicale. Ciò che possiede Zio Paperone non sono ricchezze virtuali, ma monete sonanti nelle quali tuffarsi, nuotare e delle quali godere al tatto e alla vista. Un enorme silos di tre acri cubici contiene le monete d’oro del più invidiato papero di Paperopoli, alzi la mano chi non ha mai pensato di vivere una scena di tal genere: chiunque abbia letto un albo dello Zione ha immaginato di sguazzare tra sacchi di talleri e zecchini. E che dire della numero uno, la prima moneta guadagnata da Paperone in quel di Glasgov, sua città natale? Un’altra idea fantastica per far comprendere l’indole del nostro personaggio e il suo modo di pensare. Avaro, possessivo, accumulatore ma stranamente tanto simpatico e umano: preferisce avere più che essere e la felicità la raggiunge solo per qualche attimo quando è tra le sue monete. Forse è questo che ce lo fa amare: anche il multiplurifantastiliardario di Paperopoli piange e soffre come noi.


















